Meno Pil, caos e risparmi in fumo Ecco che succede con il sì all’uscita


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Ora il mondo normale, non onsolo quello finanziario, inizia ad avere paura del rischio Brexit. E cioè della possibilità che la Gran Bretagna il prossimo 23 giugno abbandoni l’Unione Europea. Non ci sono solo i fatti di sangue come l’aggressione che è costata ieri la vita alla deputata laburista Jo Cox, ma anche gli allarmi che ogni giorno arrivano dalle grandi istituzioni dell’economia sull’effetto domino che l’uscita potrebbe determinare sull’economie mondiali ormai sempre più dipendenti tra loro.

Ieri sono state la Banca Centrale Europea, la Bank of England e la Banca centrale svizzera a spiegare che la Brexit pesa sulle prospettive di crescita dell’Eurozona e continua a creare pesanti turbolenze sui mercati. Ed è un allarme che inizia a essere corroborato anche dalle stime che danno l’uscita del Regno Unito una prospettiva sempre più reale.

I sondaggi fanno infatti pendere la bilancia sul piatto della Brexit. L’indagine Ipsos Mori per Evening Standard mostra il fronte Leave al 53% rispetto al 47% di Remain. Ed è la prima volta che il sondaggio condotto mensilmente da Ipsos Mori rileva la preminenza dei favorevoli all’uscita (a maggio il 37% voleva la Brexit contro il 55% contro). Secondo l’inchiesta, la campagna Remain perde terreno sui temi dell’immigrazione e dei contributi al bilancio Ue. Anche i sondaggi condotti la scorsa settimana da Orb, Icm e YouGov mostravano il Leave in crescita. Se invece si volesse prestar fede ai bookmaker, sarebbe il contrario: non credono alla Brexit, anche se cresce il fronte dell’uscita dall’Ue non lo ritengono un dato «assestato».

Intanto, anche il Financial Times, quotidiano della grande finanza si schiera apertamente per il «no»: la Brexit, scrive in un lungo e argomentato editoriale, sarebbe «un atto gratuito di autolesionismo». Il referendum segna «un momento storico» ha scritto l’autorevole quotidiano finanziario, e la posta in gioco è «la spesso complicata relazione della Gran Bretagna con l’Ue, ma anche la coerenza dell’Occidente». «Un voto per l’uscita sarebbe irrevocabile, un colpo pesante all’ordine del mondo liberale dopo il 1945» ha aggiunto.

Da parte sua anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel ha invitato il Regno Unito a restare nell’Ue e ha avvertito gli inglesi che, andandosene, perderanno tutti i benefici passati e futuri legati all’unione. Lapidario, infine, il commento del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker: «Non fatelo!».

Insomma le élite europee sono….

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fonte Teco

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