Chiesta la condanna per De Benedetti


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Amministratori delegati, consiglieri ed ex ministri. Tutti insieme appassionatamente, seduti nel banco riservato agli imputati perchè accusati, a vario titolo, di omicidio colposo e lesioni. Nel processo scaturito dalla morte di 14 lavoratori, che secondo l’accusa sarebbero stati uccisi dall’esposizione all’amianto presente nella storica azienda Olivetti, l’ex presidente e amministratore delegato(1978-1996) Carlo De Benedetti rischia di essere condannato a scontare 6 anni e 8 mesi di reclusione. È questa la richiesta formulata ieri ai giudici del tribunale di Ivrea dai pm Laura Longo e Francesca Traverso.

I magistrati hanno puntato il dito anche contro l’ex ministro Corrado Passera (dal 1990 al ‘96 consigliere di amministrazione di Olivetti) e contro Franco De Benedetti, fratello di Carlo. Nei confronti dei due sono stati richiesti rispettivamente 3 anni e 6 mesi e 6 anni e 4 mesi di reclusione. Chiesta invece l’assoluzione per Roberto Colaninno, l’imprenditore era accusato di un solo caso di lesioni. In totale, le richieste di condanne hanno riguardato 15 dei 18 imputati, perchè l’assoluzione è stata chiesta anche per Onofrio Bono, mentre la posizione di Maria Luisa Ravera, ex responsabile del servizio Ecologia e Ambiente dell’azienda, è stata stralciata per gravi motivi di salute dell’imputata. Le accuse contestate sono gravi. Secondo gli inquirenti la presenza di amianto sarebbe stata ben nota, ma ignorata consapevolmente dai vertici della gloriosa azienda italiana. Anche le bonifiche sarebbero state rinviate o omesse «essenzialmente per motivi economici».

In altre parole, per risparmiare e massimizzare il profitto, la salute degli operai venne messa a repentaglio, e il risultato, almeno in 14 casi, fu letale. In particolare, secondo i pm, De Benedetti sarebbe direttamente responsabile di almeno 7 morti. Altri due operai sarebbero affetti da mesotelioma pleurico, la malattia che secondo le perizie sarebbe collegataa direttamente con l’esposizione all’amianto. Per altri quattro casi, di cui le perizie hanno escluso o messo in dubbio la causa di morte, la procura ha chiesto l’assoluzione. Nella requisitoria hanno sottolineato come i poteri dell’amministratore delegato fossero amplissimi, spiegando anche che, almeno fino al 1993, non siano state rinvenute deleghe operative rilasciate a dirigenti del gruppo perché si occupassero di sicurezza.

L’ingegnere ha sempre respinto ogni…..

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fonte T

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