IMMIGRATI? SCOPERTO IL TRUCCO PER FOTTERE IL FISCO: ECCO COSA HANNO SCOPERTO


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Siamo a Padova ma il paese coinvolto in questo caso è il Marocco. Lei è una donna poco più che trentenne che qualche anno fa arriva in Italia e si sposa con un italiano. Insieme hanno un figlio. I genitori di lei invece assieme al fratello e alla sorella rimangono nel paese di origine.

Accade che a marzo scorso, lei presenti alle autorità marocchine un certificato di famiglia con cui dichiara che ha in carico come familiari il padre, la madre, il fratello e la sorella. Il certificato arriva in Italia al Consolato Generale del regno del Marocco che traduce il documento in questi termini: «Il Consolato Generale del Regno del Marocco sulla base dell’attestazione di carico familiare attesta che la signora (…) prende a carico il padre, la madre, il fratello e la sorella». La certificazione infatti serve alla donna che compila la propria dichiarazione dei redditi e si rivolge a un esperto di Noale, nel veneziano, il tributarista Alberto De Franceschi, per il calcolo delle detrazioni. Per effetto di questa dichiarazione la donna riesce a detrarre ben 653,25 euro a familiare, ergo 2.613 euro in più che lo Stato non incassa dalla signora per mantenere dei congiunti che non risiedono in Italia. Ma c’è dell’altro. Traducendo il documento arabo si scopre che nell’originale la donna ha attestato di non essere sposata e di non avere figli. O meglio, la parte riportante lo stato coniugale è lasciata in bianco e quella riportante il numero dei discendenti è stata barrata.

La dichiarazione dei redditi però come ci rivela il tributarista è stata presentata sotto forma di modello congiunto, quindi in coppia con il marito e nella parte del prospetto di lei sono visibili quei 2.613 euro dati in detrazione per carichi di famiglia. Per poter usufruire della detrazione in questi casi la legge prevede che il richiedente attesti con idonea documentazione, in questo caso un’autocertificazione, il grado di parentela con i familiari presi in carico e poi occorre, o forse meglio dire occorrerebbe, dimostrare che i soggetti non residenti in Italia non possiedano un reddito complessivo o superiore, a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato. Ma in realtà scopriamo che non sempre è così.

«Purtroppo con il mio lavoro spiega De Franceschi incontro spesso queste situazioni. Ora mi sono intestardito e mi sono imbattuto in una lacuna che potrebbe creare facilmente quel fenomeno dell’elusione fiscale». Fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi, che qui non mancano. «In più incalza De Franceschi mi sono accorto che mai controllano il reddito dei soggetti, per capire se quello superi la soglia dei 2.840,56 euro a testa. Tutto ruota attorno a una semplice autocertificazione, è questa la grave anomalia. Con sorpresa inoltre ho saputo che la mia cliente è anche stata oggetto di un accertamento ma nessuno si è preoccupato di approfondire, affidandosi semplicemente a quel certificato da lei presentato».

E mentre molti italiani sono costretti a restituire anche il bonus di 80 euro, c’è chi invece fa il furbo e non paga allo Stato quanto dovrebbe.

fonte:

IL GIORNALE

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fonte GC…..

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